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Numero: 13 - Data: 23/12/2010

NEWSLETTER DI DICEMBRE 2010


Indice
  • Buon compleanno extra vergine: un record di consumi
  • Dieta Mediterranea, che passione!
  • Grandi successi per l’olivicoltura made in US
  • A Singapore la prima centrale biodiesel del mondo




STORIA DEL MESE



Buon compleanno extra vergine: un record di consumi

Compie 50 anni la definizione “extra vergine di oliva” e con lei festeggiano tutte le varie classi merceologiche di questo amato grasso vegetale.
Come ad ogni festa che si rispetti, c’è sempre una grande sorpresa: nel cinquantenario della sua nascita i consumi sembrano aver superato, di poco, la produzione. Sarà dunque un anno di svolta anche per i prezzi dell’olio di oliva?
Se lo augurano in molti, vista la corsa al ribasso degli ultimi anni.
A fare il punto della situazione sulla campagna olivicola-olearia 2010-11 è niente di meno che il Consiglio Oleicolo Internazionale, riunito a Madrid dal 22 al 26 novembre durante la 98a sessione dei membri del COI.
Dai dati incrociati tra i vari paesi produttori è stato previsto un calo della produzione del 2,5%, ovvero, 2,95 milioni di tonnellate a fronte di un consumo in crescita stimato di 2,98 milioni di tonnellate dei consumi.
Quasi un pareggio, d’accordo. Ma questo significa che insieme alla crescita delle superfici olivetate nel mondo si sta formando una nuova fascia di consumatori sempre più affezionata all’olio di oliva.
L’Europa resta di gran lunga il maggior produttore mondiale con 2,1 milioni di tonnellate, di cui ben 1,20 milioni prodotte dalla sola Spagna, con un calo complessivo del 14% rispetto alla campagna 2009-2010.
Questi i numeri forniti dal COI relativi alle altre nazioni produttrici all’interno della EU: 336.000 tonnellate per la Grecia, 480.000 tonnellate per l'Italia, 67.500 per il Portogallo, 6.500 a Cipro, 6.000 tonnellate per la Francia.
Fuori dalla UE, il COI ha stimato invece una produzione di 193.500 tonnellate per la Siria, 160.000 per la Turchia, 120.000 per la Tunisia, 150.000 per il Marocco, 48.000 per l'Algeria, 24.900 per la Palestina, 19.000 per la Giordania, 18.000 per l'Australia, 17.500 per l'Argentina e 15.000 per la Libia.
Il consumo mondiale, come accennato, si stima raggiungerà invece i 2,98 milioni di tonnellate, con un incremento del 3,65% rispetto alla campagna 2009-2010.
A confermarsi leader indiscusso anche nel consumo c’è l’Unione Europea con 1,88 milioni di tonnellate, seguita dagli USA (260.000 ton.), dalla Siria (125.000 ton.) e dalla Turchia (115.000 ton.).
Considerando gli importanti obiettivi e le generose risorse messe a disposizione per promozione, informazione e comunicazione dalla Comunità Europea, dal Consiglio Olivicolo Internazionale e da altre associazioni in Europa, India, Cina e Russia, non ci si può che augurare un decennio all’insegna della crescita per il settore olivicolo-oleario.
La futura sfida tra i paesi esportatori si giocherà, ci auguriamo, sull’educazione del cliente più che sul prezzo: una scelta in questo senso garantirà prodotti di qualità migliore evitando la guerra al ribasso che non giova né ai produttori né ai consumatori.
All’insegna di questa nuova campagna olivicola dai numeri incoraggianti non ci resta che augurare lunga vita al re dei grassi!


 

foto         

 1. Olive in frantoio                             2. Oliveto tradizionale                         3. Prima e dopo il filtraggio

 

                            foto

 4. Raccolta manuale                         5. Vecchio olivo                                  6. Raccolta meccanica

 

7. Olio in uscita dal separatore                     

 

Duccio Morozzo della Rocca




NOTIZIE PRINCIPALI



Dieta Mediterranea, che passione!

La Dieta Mediterranea è stata incoronata patrimonio intangibile dell’umanità: un risultato che premia per la prima volta al mondo una pratica alimentare tradizionale iscrivendola nel prestigioso elenco UNESCO.
Ma di cosa è fatta la Dieta Mediterranea? Consiste in un insieme di abilità, conoscenze, pratiche e tradizioni che spaziano dal territorio alla tavola includendo la coltivazione, la raccolta, la pesca, la conservazione, il processo, la preparazione e, in particolare, le modalità di consumo del cibo.
La Dieta Mediterranea è caratterizzata da un modello nutrizionale che è rimasto costante nel tempo e nello spazio e che consiste principalmente in olio di oliva, cereali, frutta fresca o secca, verdure, un moderato impiego del pesce, formaggio e carne, condimenti e spezie. 
Il cammino verso questo successo iniziò già 4 anni fa per mano di Italia, Spagna, Marocco e Grecia ma solo durante l’agosto 2010 sono stati portate a termine le pratiche mancanti per ultimare la domanda.
Il comitato intergovernativo UNESCO, riunito a Nairobi, ha dunque definitivamente proclamato a novembre 2010 il suo verdetto aggiungendo la Dieta Mediterranea al club esclusivo dei 166 soci tra cui ritroviamo il tango argentino, il capodanno islamico e la calligrafia cinese.

Duccio Morozzo della Rocca


Grandi successi per l’olivicoltura made in US

Il giovane settore dell’olio di oliva americano continua ad espandere i propri confini e a godere di ottima salute. Questo è quanto appare nel report “2010 California Olive Oil Industry Survey Statistics” del California Olive Oil Council (COOC).
Secondo la fotografia scattata da COOC, la produzione 2010 di olio di oliva è aumentata del 30% rispetto all’anno precedente mentre si prevede per la prossima campagna addirittura il superamento delle 6.000 tonnellate, più di quanto mediamente prodotto in Francia: una crescita record considerando che i grandi investimenti sono partiti solo nel 2004.
Sono, ad oggi, oltre 3.000 gli ettari di oliveti che ogni anno vengono impiantati sul suolo americano, specialmente in sistema superintensivo,  mentre contemporaneamente continuano ad aumentare il numero dei frantoi di grandi e piccole dimensioni.
Tutto questa crescita, naturalmente, non sarebbe stata possibile senza una importante domanda da parte dei consumatori: secondo il report della COOC il consumo americano è passato infatti dai 30 milioni di galloni ai 70 milioni in soli 20 anni.
Gli Stati Uniti importano ad oggi ancora il 99% di ciò che si consuma nel paese. Non si può prescindere da questo dato per capire il fermento dei produttori locali che vorrebbero erodere quote di mercato con un prodotto nazionale soppiantando gli oli di oliva stranieri.
Motore della ribalta è, per il COOC, l’educazione del consumatore: bisogna comunicare il perché dell’importanza dell’olio di oliva, soprattutto dell’extra vergine, specialmente made in Usa.

Duccio Morozzo della Rocca


A Singapore la prima centrale biodiesel del mondo

È a Singapore la centrale di produzione di biodiesel più grande del mondo: 550 milioni di euro il costo per la sua realizzazione e 120 dipendenti al suo attivo.
L’impianto della Neste Oil, inaugurato solo pochi giorni fa, è infatti in grado di produrre 800.000 tonnellate di combustibile l’anno partendo da oli vegetali e da grassi animali provenienti da rifiuti generati dall’industria alimentare.
Secondo quanto si apprende dalla stessa Neste Oil, compagnia finlandese con all’attivo già due centrali in Finlandia per una capacità complessiva di 380.000 t di biodiesel, l’impianto garantirebbe dal 40% all’80% di riduzione delle emissioni di gas serra rispetto agli impianti basati sui combustibili fossili.
Il carburante prodotto con la tecnologia NExBTL sarebbe poi compatibile con tutti i motori diesel e con tutti gli attuali sistemi di distribuzione ed offrirebbe, a detta della compagnia produttrice, eccellenti prestazioni anche a basse temperature o se miscelato con gasolio fossile o puro.
Ciò che differenzia infine sul mercato questo prodotto dal biodiesel tradizionale (che si basa sulla esterificazione) dice la Neste Oil, è che venendo idrotrattato non contiene né zolfo né composti aromatici. È, in definitiva, un carburante più verde.

Duccio Morozzo della Rocca


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